Un fantasmagorico Corrado Guzzanti.
Lasciaci ballare ancora un po´, Carla Boni.
Il pedinamento mediatico di una persona, l’intrusione nella sua vita privata, la morbosa attenzione ai suoi atteggiamenti quotidiani, innocenti e inconsapevoli, rappresenta sempre e comunque un’azione barbara ed ingiustificabile. Se il pedinato è un giudice che ha appena emesso una sentenza contro l’azienda per cui svolgi il pedinamento da sbattere in prime time, sa tanto di ritorsione. E questa è un’aggravante, non una giustificazione.
Tutto questo, però, lo posso dire io e lo possono dire quegli italiani che non si sono lanciati come avvoltoi sulle foto private di Silvio Berlusconi a Villa Certosa. E lo possono sostenere a testa alta quei giornalisti che non hanno indagato, cercato, frugato tra le lenzuola di Palazzo Grazioli per trasformare i criticabili atteggiamenti privati di un uomo in un caso politico.
Tutti gli altri farebbero bene a tacere. E ad accettare il fatto che, una volta portata la guerra nel fango, ci possa essere qualcun’altro capace di combattere.
Lo spot pubblicitario come strumento di comunicazione, di informazione, di sensibilizzazione. Il prodotto da reclamizzare come “pretesto” per lanciare un messaggio “diverso” e, in quanto tale, superiore.
Qualcuno segue le orme, oppure le calze, di Oliviero Toscani.
Gilioli la vede così: siccome in Italia c’è un premier che ha il conflitto d’interessi, i giornali si stanno - preoccupantemente - accapigliandosi l’uno con l’altro.
Io la vedo così: siccome in Italia da 33 anni c’è anche un giornale-partito per autodefinizione, questo giornale pretende che tutti - giornali e partiti - lo seguano nella sua campagna (legittima) di critica al premier. Che, a sua volta, ha un grossissimo problema di scarsa conoscenza e rispetto per le regole democratiche (magari inadeguate, me regole) di questo Paese. Siccome questa campagna mediatica sta segnando il passo, adesso quel giornale-partito se la prende con i colleghi che - essendo solo giornalisti - non indossano l’elmetto ma cercano solo notizie.
Il problema non è la libertá di stampa, bensí capire quanto si regge il mercato e si riesce a restare in edicola.
Non so se il Giornale e il Fatto, al di lá delle evidenti distanze di linea editoriale, si assomigliano veramente come illustrato in questo articolo.
Certo è che, su come dovrebbe essere confezionato ed articolato un quotidiano, Marco Travaglio nel giro di un mese si è dimenticato dei propri buoni propositi.
Emilio Fede come Bertolaso, Alfonso Signorini a capo delle gran dame della Croce Rossa.
E dire a Berlusconi: se davvero hai un progetto di riforma delle istituzioni, non portarlo in piazza per cercare solo la legittimazione “dal basso” ma scopri le tue carte e rendiamo davvero questa una legislatura costituente, come ci si augurava a urne chiuse lo scorso anno.