quote 2 Nov
Vent’anni fa, di questi giorni, Giulio Andreotti era nel pieno delle funzioni di premier di un governo retto da Dc, Psi, Pri, Psdi e Pli. Il giudice Giovanni Falcone vedeva complicarsi la propria azione investigativa contro la Mafia ed era scampato da poco a un attentato. Vent’anni fa ci si telefonava soltanto da rete fissa, internet aveva un’interfaccia alfanumerica e collegava tra loro computer di militari e ricercatori, mentre la novità più significativa in fatto di musica portatile erano i lettori da viaggio di compact disc. Alla radio Phil Collins cantava Another Day in Paradise, il comico Francesco Salvi furoreggiava con C’è da spostare una macchina e Madonna affrontava le polemiche per il video di Like a Prayer. Nelle sale era l’anno di Nato il quattro luglio, L’attimo fuggente e A spasso con Daisy. Vent’anni fa c’erano ancora la Jugoslavia, l’Unione Sovietica, la Cecoslovacchia. C’era appena stata la strage di Piazza Tien An Men. C’erano Giovanni Paolo II, Michail Gorbacëv, George Bush senior. Da qualche anno soffiava un vento nuovo, caldo abbastanza da scongelare la guerra fredda. Vent’anni fa, di questi giorni, cadeva il Muro di Berlino e si apriva una breccia tutta nuova nell’assetto geopolitico globale. Per dire: la straordinaria capacità della Storia di mettere in prospettiva gli eterni scandaletti di casa nostra.

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